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Una colata di cemento ci seppellirà

cemento

Nogara sarà invasa da una colata di cemento senza precedenti. L’interporto di Guglia, due accordi di programma sul PAT che prevedono la costruzione di case e negozi, l’autostrada Nogara-Mare ed ultima, ma solo in ordine di tempo, la REMS. L’amministrazione Mirandola vede solo ed esclusivamente cemento e costruzioni, altre idee non ne ha.
Basta fare un giro per qualsiasi paese delle Bassa Veronese per vedere chiaramente che non c’è assolutamente bisogno di costruire nuove case e nuovi negozi. Si deve recuperare, preservare e valorizzare quello che già esiste. Non servono a nessuno, se non a quelli che li costruiscono, altri appartamenti e negozi che resteranno vuoti per anni. È la cementificazione fine a se stessa.
L’interporto di Guglia, quando e se verrà costruito, sarà in seria difficoltà con la concorrenza di un altro interporto costruito ad Isola della Scala. Che senso ha costruire due interporti a pochissimi chilometri di distanza?
L’autostrada non servirà a decongestionare il traffico a Nogara ma, anzi, farà l’esatto contrario. Per effetto del casello a sud del paese (località Paglia) il traffico passerà per forza dal centro intasando ancora di più la viabilità già tutt’ora compromessa. Senza contare il costo astronomico di quest’opera: 1960 milioni di euro tramite project financing.
L’ultima novità dell’amministrazione Mirandola è la costruzione di una REMS (Residenza per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria) o mini OPG. Perché non recuperare quello che già esiste? Perché spendere 12 milioni di euro per 40 posti letto? 300.000 euro per ogni posto letto. Il bando sarà europeo, con la concreta possibilità che le nostre imprese locali non verranno coinvolte in tale opera, portando oltre il danno della cementificazione anche la beffa che il lavoro venga assegnato a ditte straniere.
Tutto questa colata di cemento in un paese che alla guida ha un Sindaco che è anche Presidente della Strada del Riso. È senz’altro conciliabile il cemento con il riso, magari inventeranno un nuovo risotto.

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Il paese all’asta

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Informazioni da Nogara 5 stelle

La crisi economica colpisce tutti i settori, ma quello che sicuramente ne risente più di altri è il settore edilizio. Ogni mese a Nogara vengono messi all’asta dai 15 ai 20 immobili (http://is.gd/R4tw8M), una cifra non di poco conto e da tenere in seria considerazione.
Si dovrebbe attivare un piano serio, con l’aiuto di enti quali il Comune e la Regione, per il recupero edilizio di stabili in abbandono e pensare seriamente all’acquisto di immobili all’asta. Questi immobili si potrebbero destinare (a rotazione con piani biennali o triennali) a persone che affrontano una separazione, che perdono il lavoro o che si trovano in momentanee difficoltà economiche. Come potrebbero essere destinati a nuclei famigliari che, per cause certe e documentate, perdono il lavoro e non riescono più ad affrontare la spesa di un mutuo. Si potrebbero destinare a mille scopi sociali creando, nel tempo, un patrimonio edilizio comunale.
Non ha più nessun senso continuare a “mangiare” nuovo territorio per costruire immobili che nessuno compra, basta guardarsi intorno per vedere quanti appartamenti o negozi sono vuoti. Una politica basata sull’incasso di oneri di urbanizzazione per fare altre opere di discutibile utilità, è una politica degli anni settanta, definitivamente morta che ormai non funziona più. L’amministrazione Mirandola conta di portare a termine l’ottanta per cento di quanto stabilito nel Piano delle Opere Triennale, con l’incasso degli oneri di urbanizzazione, cioè con l’incasso derivante da altre costruzioni di immobili. Credete davvero sia possibile? La parola d’ordine, per risollevare le sorti di un settore in forte crisi qual’è l’edilizia, è recupero. Non c’è altra via se non quella di recuperare gli immobili che già esistono. Pensare di continuare a costruire senza soluzione di continuità è da folli.
Nel rapporto Ambiente Italia del 2011, Legambiente denuncia:

“Il cemento si sta mangiando l’Italia, al ritmo di 10.000 ettari di territorio all’anno: ogni 4 mesi è come se nascesse una nuova Milano. Periferie sempre più estese, arterie stradali, maxi-parcheggi e capannoni. Grappoli disordinati di sobborghi residenziali e centri commerciali sorti in mezzo alle campagne. È l’ambiente nel quale vivono 6 italiani su 10. Lombardia, Veneto e Campania guidano la classifica: cresce l’asfalto, la terra soffre, va in crisi il sistema idrogeologico. Mancano regole a tutela del suolo, aumentano i danni ambientali e i costi sociali. Insieme agli spazi verdi, spariscono ettari preziosi per l’agricoltura, che vanta un export da 26 miliardi di euro. A farla da padrone sono i palazzi: negli ultimi 15 anni si sono costruiti 4 milioni di nuove case. Ma oltre un milione di alloggi resta vuoto. E almeno 200.000 famiglie non riescono a pagare l’affitto o la rata del mutuo”.

Questa è la situazione italiana descritta da Legambiente nel 2011, una situazione a dir poco disastrosa. Se i nostri politicanti tenessero in seria considerazione questo ed altri rapporti sul territorio e l’ambiente, si avrebbe una politica decisamente più sostenibile.

P.S. «Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un folle, oppure un economista.» Kenneth Boulding

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Due cementificazioni sono meglio di una

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Il 18 marzo abbiamo scritto un post sulla questione delle case ATER di via Molino. A seguito del post abbiamo protocollato un’interrogazione per capire al meglio la situazione e chiedere lumi sullo stato dei lavori. Nella nostra interrogazione presentavamo tutta una serie di domande specifiche:

Cosa si intende per “scambio di aree tra Comune ed ATER”? Perché, dopo molti anni, si è deciso di cambiare zona per la costruzione? Quale vantaggio ne trae il cittadino, quindi il pubblico, da questa “ridislocazione”? Dove saranno costruiti i nuovi alloggi popolari? Quando partiranno i lavori? Quando verranno consegnati gli alloggi? A cosa verrà destinata l’area di via Molino, un tempo riservata agli alloggi ATER?

Ieri è arrivata la risposta. Il vicesindaco Flavio Pasini nella risposta scrive:

Per scambio di area si intende la permuta tra l’area di proprietà ATER in via Molino ed area di proprietà del Comune, più crediti edilizi al fine di equilibrare il valore dell’operazione. L’ATER ha deciso di cambiare zona a causa di difficoltà costruttive per realizzare il proprio progetto originario. Il vantaggio dell’Amministrazione e quindi dei cittadini sarà quello di avere, dopo molti anni, a disposizione alloggi di edilizia sovvenzionata entro breve tempo nonché eliminare l’attuale degrado dell’area sita in via Molino, area su cui si potranno realizzare parcheggi ed alloggi. I nuovi alloggi ATER saranno realizzati in via A. Moro ed in altre aree da individuare. I lavori potranno iniziare dopo la stipula della permuta che sarà comunque deliberata in consiglio comunale. Gli alloggi verranno consegnati dopo la loro realizzazione, nel più breve tempo possibile.

In sostanza si cementificano due zone invece di una. Secondo la risposta del vicesindaco L’ATER cambia zona a causa di “difficoltà costruttive” e sulla stessa area, a cui l’ATER rinuncia, si potranno costruire parcheggi ed alloggi. Non si potrebbe cambiare il progetto e far costruire, all’ATER, le case popolari nella zona destinata ormai da parecchio tempo?
Via Molino è una zona ideale per la costruzione degli alloggi popolari in quanto zona in pieno centro a Nogara con facile accesso a tutti i servizi essenziali per il cittadino tra i quali il Municipio, le scuole e le poste. Se si recuperano zone in centro si può fare a meno dell’auto per gli spostamenti giornalieri. Questo comporta un minor traffico di veicoli e pertanto un minor inquinamento atmosferico.

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Il cantiere fantasma

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A Nogara di cemento ce n’è anche troppo, come del resto di abitazioni e negozi che risultano sfitti da parecchio tempo. Di cemento ce n’è poco per la costruzione di alloggi popolari. Le Case Popolari infatti non si costruiscono più e per trovare un accenno si deve fare riferimento al 2009 con l’allora sindaco Olivieri. Dal 2009 ad oggi le Case Popolari in via Molino sono ancora da costruire e la prima pietra posata dal sindaco di allora probabilmente è andata dispersa. Ad oggi infatti il cantiere è ancora fermo e non si vedono segnali di ripartenza.
Nell’ultimo opuscolo informativo dell’attuale amministrazione comunale, si fa un timido accenno alla situazione scrivendo: «Con l’ATER abbiamo raggiunto un accordo per la ripresa dei lavori delle case popolari, ridislocando l’insediamento con uno scambio di aree tra Comune ed ATER stessa».
Da quanto scritto si evince che le case non verranno più costruite in via Molino ma altrove. A questo punto viene spontaneo chiedersi: qual’è l’area dove verranno costruiti gli alloggi? Ma soprattutto perché si è deciso di cambiare zona? E ultima domanda, ma non meno importante, a cosa verrà adibita la zona in via Molino? Sarebbe interessante avere risposta a queste domande, anche perché la questione Case ATER ormai sembra essere senza soluzione di continuità. Una vicenda che risulta ormai davvero ridicola.
La zona di via Molino è ideale per costruire nuovi alloggi in quanto risulta essere in centro, limitando così l’uso dell’automobile per gli spostamenti, vicina a molti servizi per il cittadino quali: municipio, poste, scuole e negozi. Il recupero della zona permetterebbe di non consumare terreno vergine e di riportare a nuova vita una via centrale del paese. Vedremo come l’amministrazione intenderà adoperare l’area. Stay tuned!

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