Ecobank

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Perché buttare le bottiglie e le lattine vuote? Un’iniziativa che ricorda molto il vuoto a rendere.

Ecobank: quando il vuoto rende

In Piemonte le nuove stazioni automatiche che accettano bottigliette e lattine, in cambio di buoni.

Nuova iniziativa ecologica ad Alessandria e Valenza, in Piemonte: lattine e bottiglie di plastica in cambio di euro. Questa nuova opportunità si chiama Ecobank e in pratica si tratta di piccole stazioni automatiche, dove si possono introdurre bottiglie di plastica PET e lattine di alluminio e acciaio per bevande, in cambio di 2 centesimi di euro. Questa somma viene consegnata in forma di bonus da spendere in negozi e supermercati convenzionati. Il funzionamento ricorda molto un’iniziativa intrapresa a Napoli qualche giorno fa, in cui si barattavano i rifiuti con una tazzina di caffè. Si torna, insomma, a parlare di metodi come il buon vecchio vuoto a rendere, con il progetto Ecobank che da subito ha avuto grande successo, grazie a circa 5 mila conferimenti in 2 giorni.

L’idea è della Tradingenia di Bolzano, e punta a migliorare la raccolta differenziata, educando, al contempo, i consumatori al riciclo. I box Ecobank funzionano riconoscendo il materiale introdotto e accettando o rifiutando il singolo pezzo. Ogni stazione può immagazzinare fino a 12-14 mila bottiglie di plastica e lattine. A una condizione: che queste non vengano schiacciate e siano completamente vuote. Grazie a questa iniziativa, si dà una forte spinta all’abbattimento dei costi legati agli impianti di selezione del materiale da riciclare. Diverse le amministrazioni italiane che stanno valutando la possibilità di istallare sui territori comunali gli eco-box. Che sia l’inizio di una piccola rivoluzione?

L’essenziale on line

P.S. L’assessore Alessio Ciacci sarà ospite dell’associazione Nogara 5 Stelle venerdì 27 novembre alle ore 20:30 presso la sala consiliare del Comune di Nogara. Vi aspettiamo numerosi!

Alessio Ciacci

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Rifiuti Zero a Capannori: Breve cronistoria di un’utopia che si trasforma in realtà

Il Comune di Capannori, in Provincia di Lucca, ha una popolazione di 45 mila abitanti suddivisa in 40 frazioni. Nelle elezioni dell’estate 2004 viene eletto Sindaco di Capannori Giorgio Del Ghingaro. Con la formazione della giunta Eugenio Baronti viene nominato Assessore all’Ambiente. Fin da subito Baronti avvia un percorso coraggioso verso l’ecoefficenza, Capannori diviene il primo comune in Toscana ad adottare il Green Public Procurement (la procedura per gli acquisti verdi comunali) e per questo vince il Premio Toscana Ecoefficente nel 2005. Il comune di Capannori ha affidato la gestione dei rifiuti solidi urbani all’azienda Ascit Spa, azienda completamente pubblica che serve anche altri 5 comuni limitrofi. Il modello di raccolta dei rifiuti solidi urbani era impostato unicamente sui cassonetti stradali e sui mezzi mono-operatore per il loro svuotamento, il livello di raccolta differenziata era fermo ad una media del 37%. A pochi mesi dall’insediarsi della nuova amministrazione, dopo aver avviato il processo di risanamento dell’azienda, allora in profondo stato di crisi, viene avviata una sperimentazione di raccolta domiciliare dei rifiuti urbani “Porta a porta” su 600 abitanti nella frazione di Guamo. Già da mesi prima del cambiamento del servizio di raccolta viene avviato un grande processo di partecipazione, che coinvolge in maniera diretta la cittadinanza, con assemblee pubbliche e la distribuzione dei kit (bidoncini, sacchetti ed istruzioni) da parte delle associazioni del territorio.

I risultati sono subito ottimi e si attestano al 75% di raccolta differenziata. La fase sperimentale ha permesso all’azienda di progettare al meglio l’estensione progressiva e graduale del “porta a porta” che già dai mesi successivi, Febbraio 2006, ha coinvolto Marlia e Lammari, le due frazioni più popolose del comune, con 10.000 abitanti e oltre 600 utenze non domestiche. Questa grande estensione non è stata semplice perché alcuni cittadini e forze politiche hanno cercato di ostacolare questo cambiamento alimentando alcuni disagi espressi per lo più in forma strumentale. Il grande processo di informazione, partecipazione e coinvolgimento ha diffuso una grande sensibilità ed attenzione al progetto e già dai primi giorni c’è stata un’adesione totale da parte di tutta la cittadinanza. I primi risultati parlano da soli con l’82% di raccolta differenziata, risultato poi confermatosi come media di raccolta differenziata in tutte le frazioni che sono state interessate dall’estensione del servizio. Altre 5 frazioni con 3.300 abitanti e 360 utenze non domestiche sono state servite dal “porta a porta” dal Novembre 2006.

Le utenze servite dalla raccolta domiciliare ricevono un riduzione sulla tariffa di igiene urbana pari al 20% della parte variabile della tariffa. Con la fine del 2006 viene raggiunto il 53% di raccolta differenziata e Capannori diviene il primo comune in Toscana nella classifica dei comuni ricicloni. Il seguito al lavoro dell’ATO Due Rifiuti della provincia di Lucca sulla riduzione dei rifiuti, coordinato da Alessio Ciacci, rappresentante di Capannori nell’ATO, l’11 Maggio 2007 il Comune di Capannori, assieme ad altri 27 comuni della provincia, firma il “Protocollo d’Intesa sulla riduzione dei rifiuti” e aderisce al Tavolo Tecnico di Concertazione Permanente per la riduzione dei rifiuti dell’ATO Rifiuti.

Il 14 Giugno 2007 Capannori aderisce, primo comune in Italia, alla strategia “Rifiuti Zero” con l’obiettivo di arrivare a questa meta entro il 2020 raggiungendo il 60% di raccolta differenziata entro il 2008 ed il 75% entro il 2011. Contemporaneamente viene istituito l’Osservatorio “Rifiuti zero” che si riunisce assieme alla commissione ecologia del Comune, con l’obiettivo di monitorare il percorso verso il 2020. Partecipano all’osservatorio: Paul Connet (Presidente), il Sindaco, l’Assessore all’Ambiente, il Presidente di Ascit, Enzo Favoino e Rossano Ercolini.

Nel Luglio 2008 Eugenio Baronti, in seguito all’entrata in Giunta Regionale del PRC, viene chiamato a ricoprire il ruolo di Assessore Regionale. Viene dunque nominato Alessio Ciacci Assessore all’Ambiente del Comune di Capannori, da due anni rappresentante del Comune nell’Ato Rifiuti di Lucca e attivo da anni nei movimenti per la difesa dell’ambiente e dei beni comuni. Molti i progetti che vengono attivati anche sulla riduzione dei rifiuti con l’eliminazione delle acque minerali dalle mense scolastiche, con l’attivazione di un distributore di latte alla spina che vende oltre 600 litri al giorno di latte fresco alla spina, inoltre con l’incentivo comunale per il compostaggio domestico della frazione organica ed altri progetti.

Nel Febbraio 2008 la raccolta domiciliare viene estesa ad altre 8 frazioni con altri 12.300 abitanti e 800 utenze non domestiche serviti. Oggi sono dunque oltre 26.000 i cittadini di Capannori servizi dalla raccolta domiciliare e circa 1.700 utenze non domestiche. La raccolta differenziata è salita al 65% a livello comunale e la media nelle frazioni servite dal “porta a porta” si conferma l’82%.

Nei prossimi mesi il servizio verrà esteso ulteriormente ad altre frazioni del territorio comunale con l’obiettivo di attivare presto anche la “tariffa puntale” potendo dunque calibrare la tariffa al cittadino sulla base del rifiuto indifferenziato prodotto, potendo dunque incentivare ulteriormente la raccolta differenziata e la riduzione dei rifiuti.

Con il Convegno Internazionale “Rifiuti Zero entro il 2020” organizzato in capannori_rifiuti-zerocollaborazione con la rete nazionale rifiuti zero e la presentazione dei risultati raggiunti, Capannori si conferma sempre più un’eccellenza nelle politiche ambientali non solo regionale o nazionale ma anche a livello internazionale. L’Assessore Alessio Ciacci, durante il convegno, lancia la proposta di creare una rete di Comuni (altri 3 comuni si sono già uniti) che hanno aderito alla “strategia rifiuti zero”.

Questa esperienza amministrativa dimostra con i fatti che anche gli obiettivi più ambiziosi si possono trasformare in realtà quando la politica dimostra il coraggio del cambiamento possibile, la forza dei processi che alimentano la partecipazione dal basso e la volontà di costruire politiche attente all’ambiente, condizione quanto mai necessaria se vogliamo costruire un futuro possibile.

Alessio Ciacci, Assessore all’ambiente del comune di Capannori (LU).

P.S. L’assessore Alessio Ciacci sarà ospite dell’associazione Nogara 5 Stelle venerdì 27 novembre alle ore 20:30 presso la sala consiliare del Comune di Nogara. Vi aspettiamo numerosi!

I lampioni a LED

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Dal sito dell’Associazione Comune Virtuosi.

I LED sbarcano a Casatenovo (LC)

Inizieranno a breve i lavori di installazione del nuovo sistema di illuminazione pubblica che presto servirà il Comune di Casatenovo (LC). A dicembre, infatti, partiranno i lavori di installazione dei nuovi punti luce su tutto il territorio comunale, in questo modo, anche Casatenovo, insieme ad altre città come Alessandria, Canegrate, Lodi, Monza, Piacenza…, sarà tra quei non molti comuni in Italia a sperimentare un nuovo sistema di illuminazione basata sull’impiego della tecnologia LED.

L’applicazione della tecnologia LED porta con sé concreti vantaggi rispetto all’utilizzo di normali lampade a incandescenza, alogene o fluorescenti, come ad esempio: una ampia durata di funzionamento (i LED ad alta emissione arrivano a circa 50.000 ore), durata che, peraltro, non è influenzata dal numero di accensioni e spegnimenti; azzeramento dei costi di manutenzione ed elevato rendimento (se paragonato a lampade ad incandescenza e alogene); luce pulita perché priva di componenti IR e UV; funzionamento in sicurezza perché a bassissima tensione; accensione a freddo (fino a -40 °C) senza problemi; insensibilità a umidità e vibrazioni; assenza di mercurio, quindi maggiore rispetto per l’ambiente in fase di smaltimento.

Il settore dell’illuminazione pubblica rappresenta un punto di partenza fondamentale per la promozione di concrete politiche di risparmio energetico: il nuovo impianto, che verrà installato in due fasi di lavoro sul territorio comunale, risponde a queste esigenze, consentendo importanti risparmi anche rispetto alle migliori tecnologie sino ad ora applicate nel settore. Quando raggiungerà la piena funzionalità l’impianto a Led consentirà al Comune di Casatenovo un risparmio di energia elettrica di circa il 40% rispetto al consumo attuale, con una riduzione dei consumi e quindi con una sensibile riduzione dei costi energetici e minori emissioni di CO2 in atmosfera, gas ritenuto il principale responsabile dell’effetto serra.

Il progetto casatese prevede l’installazione di 759 nuove lampade, in due fasi: una prima fase interesserà i lampioni (indicati, per via, nella tabella sottostante) che presentano caratteristiche tecniche omogenee e una medesima procedura di sostituzione, una seconda fase riguarderà, invece, quei punti luce che necessitano di modalità d’intervento diverse (ad esempio, le luci sospese che caratterizzano il centro paese e diverse aree delle frazioni). I lavori verranno definitivamente conclusi entro la prossima estate.

Per l’Amministrazione comunale di Casatenovo si tratta di un’iniziativa molto importante, in primo luogo, perché è un passo fondamentale verso il rispetto del Patto dei Sindaci firmato a Bruxelles, che prevede azioni volte alla riduzione del consumo energetico e dell’emissione di gas serra. In secondo luogo, perchè rappresenta un vantaggio concreto per tutti: cittadini, amministrazione e, soprattutto, ambiente, riducendo costi ed emissioni e garantendo maggiore efficienza, affidabilità e duttilità dell’impianto.

Alfio Sironi – Assessore all’Ambiente del Comune di Casatenovo (LC)

Il fotovoltaico Comunale

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Riporto dal sito dell’Associazione Comuni Virtuosi.

Gruppo di acquisto comunale a Capannori (LU)

Installare un pannello fotovoltaico su ogni casa di Capannori (LU). Questo l’obiettivo ambizioso, ma possibile nel tempo, cui tende l’amministrazione comunale di Capannori. Per far questo si stanno percorrendo due strade: da una parte, insieme ad Alerr, si darà vita ai Gruppi di Acquisto Solare, ovvero gruppi di cittadini che potranno organizzarsi, così come alcuni già fanno per comprare frutta e verdura, per installare pannelli fotovoltaici sul tetto di casa a prezzi vantaggiosi.

Un’altra innovativa possibilità è quella di dar vita a progetti di ‘solarizzazione’ di impianti fotovoltaici a costo zero per i privati che aderiscono al progetto. Il Comune infatti dà la possibilità ai cittadini di installare gratuitamente sui propri tetti impianti fotovoltaici attraverso la collaborazione con ditte specializzate. Il cittadino concederà in comodato d’uso gratuito il proprio tetto per 20 anni e i privati in cambio l’energia elettrica prodotta per lo stesso periodo attraverso la modalità del conto energia. A partire dal 21° anno l’impianto fotovoltaico diverrà di proprietà dell’utente. Modalità e tempi di entrambe le opportunità saranno illustrate alla cittadinanza in un’ assemblea pubblica che il Comune ha in programma per il 13 dicembre.

Nel frattempo Alerr realizzerà incontri con varie ditte installatrici per concordare il percorso attutivo dei Gruppi di Acquisto solare. Saranno inoltre promossi incontri con gli istituti bancari del territorio per individuare condizioni favorevoli per chi intende ottenere un credito. “L’acquisto collettivo di impianti fotovoltaici – spiega l’assessore all’ambiente, Alessio Ciacci – offre vantaggi da un punto di vista economico e ambientale. Economico perché permette di ottenere prezzi competitivi con gli installatori e con le banche nel caso si necessiti di crediti per l’installazione. Il risparmio può arrivare anche al 35% rispetto alla spesa da sostenere se si installano pannelli fotovoltaici individualmente. Ambientale perché si producono meno immissioni inquinanti nell’atmosfera, con conseguente migliore qualità della vita. Interessante – prosegue Ciacci – anche la possibilità di concedere il proprio tetto in comodato d’uso perché chi non ha le possibilità finanziarie di fare l’investimento può lo stesso installare i pannelli”.

Entrambi i progetti, oltre ai privati cittadini, possono essere estesi anche a piccole aziende locali. “Con questa ulteriore iniziativa – conclude Ciacci – intendiamo permettere a tutti i cittadini interessati a fare la loro parte per ridurre le emissioni in atmosfera e contribuire alla creazione di nuovi posti di lavoro. Solo attraverso un percorso che coinvolge attività produttive, cittadinanza e amministrazione comunale possiamo pensare di raccogliere le grandi sfide che l’emergenza ambientale ci pone. Il futuro passa da queste scelte e noi vogliamo fare la nostra parte impegnandoci sempre di più e senza la polemica politica che anche in questi giorni vediamo da parte della minoranza. L’ambiente è infatti il nostro bene comune più prezioso ed importante”.

Ricordiamo che l’assessore Alessio Ciacci sarà ospite, venerdì 27 novembre, dell’associazione Nogara 5 Stelle.

Obbiettivo 2018

Riporto dal blog di Peppe Cartieri il seguente post davvero interessante.

Obbiettivo 2018: risanare le preesistenze a costo zero
Secondo il Ministero dello Sviluppo Economico quasi il 90% del patrimonio edilizio italiano (più o meno 13,5 milioni di edifici) ha un fabbisogno energetico di circa 220-250 kWh/m² anno, ovvero consumi di 25 litri di gasolio per m². Una quantità pazzesca di energia dissipata; il vero “buco nero” del sistema energetico nazionale. Se si vuole incidere veramente sui consumi energetici bisogna quindi pensare di ridurre innanzitutto i consumi termici delle preesistenze architettoniche. Il problema non è certamente tecnico (come fare a risanarle?) anche se l’accademia italiana pochissimo si occupa di queste cose, al contrario di quello che avviene oltralpe. Il problema è economico (come finanziare gli interventi?).

La situazione dell’esistente. La caratteristica dell’edificio-tipo che abbisogna di un recupero di efficienza energetica e che percentualmente rappresenta la maggiore quantità di cubatura e di consumo è il condominio con decine di alloggi, costruito negli anni del boom economico e per tutti i successivi 35 anni. Questa tipologia edilizia è caratterizzata da una proprietà frammentata economicamente, socialmente ed anagraficamente (quindi con aspettative di vita e prospettive assai diverse), per la quale qualsiasi intervento che necessita di un accordo su spese che hanno tempi di ammortamento di almeno 7-10 anni risulta pressoché impossibile. Gli incentivi per la riqualificazione. Nel panorama europeo le strade da percorrere sono tradizionalmente tre:

  1. incentivazione/detassazione delle ESCO (Energy Service Company) e delle relative attività di contracting, ovvero la promozione di società private che si offrono di risanare gli edifici a loro totale o parziale spesa in cambio dei vantaggi economici per un certo numero di anni derivati dalla conquistata efficienza energetica dell’edificio;
  2. estensione della possibilità da parte delle ESCO di produrre Titoli di Efficienza Energetica (detti “Certificati Bianchi” in Italia) da vendere alle società erogatrici di energia che sono obbligate a conseguirli;
  3. incentivi fiscali; l’Italia con la Finanziaria 2007 ha ideato un ottimo congegno fi scale (sgravi IRPEF del 55%).

Tutto questo riguarda competenze dello Stato e ha il difetto di non essere per tutti. Puoi offrire tutti gli sgravi IRPEF che vuoi ma per una pensionata di 80 anni spendere 8.000 euro per la sua quota di cappotto termico con un tempo d’ammortamento di 8 anni è sempre troppo. E per quanto riguarda le ESCO, in Italia, nonostante i miglioramenti apportati nel 2007 al sistema dei Certificati Bianchi (innalzamento degli obbiettivi di risparmio portati a 6 milioni di tep e ridimensionamento del ruolo delle lampadine a basso consumo che avevano da sole coperto la prima emissione dei certificati) di fatto rimarranno fuori mercato. Le società che erogano energia continuano ad ottenere rimborsi di 100 euro per tep conseguita, che non vengono corrisposti al contrario alle ESCO.

Nuovi strumenti per nuovi problemi. L’obbiettivo deve perciò essere uno: finanziare a costo zero questi risanamenti, perché se così non fosse le preesistenze sono destinate a rimanere i “colabrodo” energetici che sono. Ma i Comuni e gli enti locali in generale, in tutto questo non possono proprio farci nulla? Certo non con gli strumenti normativi tradizionali: ICI irrilevante ora più che mai; contributi in conto capitale ormai fuori dalla portata dei bilanci di chiunque; normative impositive impossibili anche solo da pensare perché di fatto scaricherebbero l’onere finanziario totalmente sui privati. E allora? L’unica soluzione è inventarsi strumenti nuovi di zecca per combattere problemi nuovi di zecca. La proposta: consentire l’innalzamento di un piano (o la costruzione di una quota determinata di cubatura) da immettere sul mercato a fronte del totale reinvestimento di quanto introitato a favore del risanamento energetico dell’edificio interessato. Si attiverebbero rapidamente forze economiche nuove; imprese edili, cooperative di artigiani, società con nuove specializzazioni, che in questo senso troveranno le formule più convenienti di contracting da proporre ai singoli condomini. Potrebbero nascere soluzioni esteticamente assai accattivanti e, nei casi dei brutti edifici anni ’60, certamente migliorative e sostitutive di tanti interventi che in Italia invece le varie normative locali hanno consentito sui sottotetti. Il vantaggio sarebbe molteplice:

  • si darebbe una risposta alla richiesta di nuovi alloggi a prezzi più contenuti (il costo del terreno incide in maniera praticamente discrezionale);
  • si ridurrebbero i costi energetici nell’ambito più energivoro delle attività umane;
  • non si consumerebbe suolo e verde pur potendo potenzialmente costruire migliaia di nuovi alloggi;
  • si svilupperebbero tecniche costruttive a secco, adatte alle sopraelevazioni, a minor impatto energetico rispetto a quelle tradizionali;
  • i risanamenti sarebbero a costo zero per i proprietari della preesistenza che si ritroverebbero oltretutto a suddividere le spese di condominio su più unità;
  • si assicurerebbe lavoro agli operatori del settore edile per una generazione, cioè a chi lavora veramente, tagliando fuori chi invece vive girando solo denaro e speculando sulla rendita fondiaria;
  • si avvantaggerebbero i Comuni, che vedrebbero attratti nuovi residenti senza grossi oneri di nuova infrastrutturazione.

Ma soprattutto si garantirebbe un risparmio a tanti e per sempre (700-800 euro/anno per famiglia di spese di riscaldamento in meno) contro il tradizionale guadagno una tantum e per pochi che ha sempre caratterizzato il mercato edilizio.

Un sogno possibile. Un sogno? No. I conti tornano perfettamente e lo dimostra una tesi scritta dall’arch. Silvia Bardeschi, neo diplomata al master CasaClima di Bolzano con relatore il redattore di questo articolo. La simulazione è stata fatta su 5 edifici di 20-30-40 unità abitative degli anni ‘50-‘60-‘70 in un comune non favorevole (per i bassi valori immobiliari – 2.900-3.000 euro/m²), Buccinasco, in provincia di Milano. Gli interventi ipotizzavano di portare in classe B oggetti edilizi da una classe di partenza G o F. Nella tabella sottostante i risultati: a fronte di interventi radicali di risanamento (cappotto, finestre, caldaia, tetto) che oscillavano tra gli 0,8 e i 2,6 milioni di euro (compresa la sopraelevazione), il risanamento risultava autofinanziato in toto 3 volte su 5 e in due casi, cioè quando il rapporto superficie disperdente/sedime era maggiore di 6, quasi totalmente autofinanziato. Va da sé che, in caso di valori immobiliari solo un po’ più alti, l’autofinanziamento dell’intervento si estenderebbe a rapporti ben più elevati di 6, in pratica a quasi tutti gli edifici. L’obiezione che arriva sempre: e gli edifici storici?
Il credito di cubatura (perché di questo si tratta) è spendibile anche per essi, assumendo altre forme di cui ci si potrà occupare in successivi articoli. Ma ricordiamoci due cose: gli edifici storici rappresentano per l’Italia non più del 6-7% del patrimonio immobiliare totale. Un intervento mirato a ridurre i costi energetici deve puntare al grosso dello spreco. E percentualmente, gli edifici storici rappresentano una minoranza poco significativa. Parlando di “normazione urbanistica creativa” ricordo un illustre precedente storico. Jules-Harduin Mansart nel ‘700 alzò Parigi di due piani per dare su ordine del re una risposta alla tensione abitativa che affliggeva la città. Nacque qualcosa che prima non c’era: la mansarda. E per problemi nuovi come i cambiamenti climatici e la crisi energetica bisogna inventarsi davvero strumenti tecnici, urbanistici, normativi diversi perché quelli tradizionali non bastano più.

Fonte Arch. Stefano Fattor, docente a.c. al Politecnico di Torino e al master CasaClima.

Obbiettivo 2018: risanare le preesistenze a costo zero

Comuni Virtuosi: Ponte nelle Alpi

Ieri abbiamo organizzato una serata in compagnia di Ezio Orzes, assessore all’ambiente del Comune di Ponte nelle Alpi (BL). Nonostante la festa del “Riso co le Nose” l’affluenza è stata molto positiva, gente motivata ed interessata al tema che abbiamo proposto:
Risparmiare energia, migliorare i servizi e spendere meno, si può?
Secondo Ezio Orzes si può e l’ha dimostrato ampiamente con esempi pratici e progetti fattibili. Il Comune dove è assessore ha lo stesso numero di abitanti di Nogara e noi potremmo copiare, semplicemente copiare, le cose “buone” che Ponte nelle Alpi sta mettendo in pratica. L’assessore ha puntualizzato più volte che non basta proporre un progetto, bisogna investirci tempo per realizzarlo e portarlo a compimento. Finita la serata siamo andati a cena dove Ezio Orzes ci ha illustrato molte altre pratiche del buon senso. Ringraziamo i partecipanti alla serata e in particolar modo l’assessore della disponibilità, professionalità e competenza.
A presto con un altro incontro.

Mirko Moreschi – N5S

Sfuso è meglio

In un mondo dove i rifiuti aumentano a vista d’occhio e la fanno da padrone, l’idea di vendere i detersivi sfusi mi sembra ottima. Se ci fermiamo a pensare un attimo, una volta le botteghe alimentari vendevano quasi tutti  i generi alimentari sfusi quali il caffè, il formaggio, le caramelle, l’olio, la cioccolata  e tanti altri  beni. Questo sistema permetteva di abbattere drasticamente il problema dei rifiuti. Tutti gli imballaggi con cui le merci vengono avvolte, non ce li possiamo più permettere. Guardate quanti imballaggi produciamo quando andiamo a fare la spesa e capirete che la nostra economia è questa e che così non funziona. Non è importante il bene che produciamo ma, piuttosto, produciamo il bene al solo fine di imballarlo. E’ veramente pazzesco!

Mirko Moreschi – N5S

NUCLEARE. Energie di oggi, energie di domani: facciamo il punto

L’Associazione Nogara 5 Stelle presenta una serata in compagnia di GIANLUIGI SALVADOR, referente energia e rifiuti WWF Veneto e MDF, per parlare di un tema di scottante attualità qual’è il Nucleare.
Il Nucleare è molto costoso, non è una via economicamente percorribile. L’energia nucleare è troppo lenta e troppo in ritardo, un incidente può essere devastante e non sappiamo liberarci delle scorie. E’ adatto ad essere utilizzato dai militari, dai terroristi è, per questo, una scelta che accrescerebbe i rischi nel mondo.

  • Centrali Nucleari troppo costose.
  • Scarsità di Uranio.
  • Difficoltà nello smaltimento delle scorie.
  • Disastri Nucleari.

Vi aspettiamo Giovedì 8 ottobre 2009 alle ore 21:00 presso la sala civica Aldo Ciresa (di fianco al Palazzo Maggi).

Associazione Nogara 5 Stelle

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Siamo un gruppo di giovani che credono sia arrivato il momento di coinvolgere le persone in un processo di formazione/informazione riguardo a molti temi che ci toccano veramente da vicino nella vita di tutti i giorni. Crediamo che sia indispensabile oggi sempre di più PENSARE globalmente e AGIRE localmente.
Ci rendiamo conto che spesso riteniamo le persone che guidano uno Stato, una Regione, un Comune, gli unici responsabili di ciò che non va. Noi crediamo invece che ancora di più sia responsabile ognuno di NOI: i tanti 1 che sembrano ininfluenti ma che invece fanno la forza e la differenza.
Pensiamo che oggi AGIRE sia sinonimo di tutta una serie di piccole azioni quotidiane alle quali non diamo peso: fare la spesa, che prodotti compro, usare l’auto, che tipo di auto, lasciare una luce accesa o un rubinetto aperto. Da questo assumono grande importanza tutte queste piccole azioni che portano conseguenze globali.
Per questo ci siamo attivati per creare un percorso di incontri pubblici che ci accompagneranno durante tutto l’autunno-inverno e tratteranno di volta in volta non solo le problematiche attuali dei nostri territori, ma soprattutto le modalità per risolverle, sapendo che con molta UMILTÀ si può imparare da chi ha già fatto meglio di noi.
La notizia bella è che in Italia, oggi, ci sono già esempi di eccellenza da seguire e buone prassi da condividere… i vari protagonisti interverranno come relatori nelle varie serate, portando la loro esperienza e permettendo dibattiti aperti…

Grazie
Mirko, Massimo, Ivan e Guido